No, dai, non si può andare avanti così! Che io sempre qualcosa da dire e tu senza parole. Che io solo biologica e tu sempre McDonald's. Che io avventura nel deserto e tu villaggio alle Maldive. Che io viva la poesia e tu, che palle la poesia. Che tu, riscaldamento minimo a 22° e io, ma perchè non apriamo la finestra in camera? Che io ci vuole dolcezza e tu, la passione salta i preliminari. Che io, domani è un altro giorno e tu domani è il mio giorno.
No, dai, non si può andare avanti così! O, invece, si. Che dici, facciamo un altro giro?
In questi giorni in cui i camion hanno bloccato il ns livello di benessere e nel vedere le reazioni sdegnate di chi si trova impossibilitato a compiere tante quotidiane azioni che vengono percepite come diritti penso...
a quando bambino mi sdraiavo sulla trafficatissima strada deserta di macchine, erano le domeniche dell'austerity e fu una sensazione unica. A quando nevicava e la corrente se ne andava, lasciandomi ad ammirare la fioca luce della candela, all'avere poche cose e farsele bastare e non è passata una vita o forse sì... agli effetti che questi ritmi possono avere su di noi alla lunga, non più abituati a "rinunciare" a nulla, apostoli dell' "adesso e subito!" e nel panico quando d'improvviso non si può o non si riesce a fare qualcosa...
messaggio di un caro amico DOMEX
Mia madre ha due frasi celebri: “Non tutto si può” e “La vita è difficile”. Senza dirglielo e senza dirmelo, ho passato la vita cercando di dimostrare l'improbabilità di queste frasi. Ho fatto di tutto perchè tutto si potesse, ho fatto finta che non mi facesse male quello che mi faceva male, che fosse facile ciò che mi risultava arduo. Più volte ho sbattuto la faccia sulle due certezze di mia madre, senza per questo smettere di impegnarmi a far sì che non abbia ragione. Non tutto si può dice mia madre, ma a volte si può l'impossibile, dico io. Ed arriva la felicità: discreta, quasi impercettibile, a portare la sua dolce guerra. Non si cerca, la felicità: si trova.
Cos'è che viene prima, la seduzione o il desiderio? Forse vanno alternandosi, fra equivoci e rivelazioni. Quando a lungo si deve desiderare qualcosa, prima che arrivi davanti ai nostri occhi e si conceda a noi come sorpresa? Crediamo di aver accantonato un desiderio, già non abita più nella nostra pelle, da secoli non lo contempla la nostra intelligenza, ed eccolo tornare un giorno, quasi per miracolo, intatto come irruppe il primo istante in cui fu concepito. Strana corrispondenza, quella che esiste tra i desideri e la seduzione. Tutto parte da me. Sono io a cercare la luna, sono io che mi consegno al suo incanto, lei resta là impavida, e quando tornerà a galleggiare sull'acqua, nel giro di un mese non troverà i miei occhi né il mio delirio a contemplarla. O forse si.
Se i Re Magi non esistono, se le splendide notti passate ad aspettarli, la sospensione dei giorni precedenti all'arrivo clandestino dei nostri genitori con i regali, se tutto questo non fosse prodotto dal desiderio che sia vero, mi domando perchè la semplice data mi seduce e mi consegna al suo ricordo.
Io non avrei desiderato il cioccolato, se questo non avesse emanato quell'aroma di tropici e passione. Ma è bastato assaggiarlo, e ora non c'è sera in cui non ho voglia di cioccolato. A quante piccole seduzioni bisogna negarsi! Ecco un bicchiere di vino bianco a ricordarmi la risata facile e rilassata che mi provoca il berne due sorsi. Quando fu che mi sedusse il vino bianco? Ciascuno è sedotto da un abisso diverso. Vorrei abbracciare e abbracciarmi mille volte più di quel che posso. Io mi lascio andare ai ricordi e mi cullo per ore all'ora meno indicata.
Di tutti i peccati che la Bibbia condanna, il primo è arrendersi alla seduzione. Io lo commetto tutti i giorni, non solo per contravvenire alle istruzioni bibliche, ma perchè a volte vivere ci costa, e non c'è nulla come abbandonarsi alla seduzione per trovare, ogni giorno, i mille motivi che ha la vita per farsi amare.
A volte, spinti dalla prudenza e dalle leggi, tendiamo a giudicarci frivoli, esagerati, stupidi: non avrei mai dovuto impigliarmi tra le nuvole, cantare in pubblico come sotto la doccia, mettere su di colpo quei tre chili, mai dormire nel tal piano di tale palazzo di tale città. Mai seguire gli stendardi della follia. Mai sfidare la sensata parola del buon senso.
Di cielo ce n'è per tutti, anche per i leoni deve esserci un cielo. Per questo ci afferra la seduzione, perchè cosa è la benedetta seduzione se non il sogno che esista qualcosa di simile al paradiso?
Da quanto tempo non sentiamo più il fascino del proibito, nel pronunciare i nostri vaffa? A pensarci ancor prima che Marco Masini tentasse di scandalizzarci intitolando al quadrisillabo una sua invettiva canora, nel cui testo “vaffanculo” veniva ripetuto altre 13 volte.
“Casino” negli anni '70 era un vocabolo completamente pulito, si era rifatto una vita e nessuno ne sospettava più la provenienza: per i ragazzini delle elementari oggi è un tranquillissimo sostituto di caos, più duddile, articolato e anche preciso.
“Vaffanculo”, con il suo riferimento finale al culo, viene invece da sempre avvertito come una parolaccia. Dirlo è sempre stato un brivido. Alcuni hanno impiegato anni a capirne il significato. La bella parolaccia viveva e vigeva in uno stretto regime di protezionismo. Trovarla scritta, o diffusa da mass media, era traumatico. Oggi è tutto un vaffa generale, qualcuno ha pure istituito il giorno apposito dei “vaffa”. Ma se si dice che troppa confidenza fa perdere la riverenza, si dirà pure che troppa devianza fa perdere la rilevanza: i vaffa provenienti dai colli più alti e subito disseminati nel vasto mondo da comici, attori, giornalisti hanno scaricato al suolo la loro forza propulsiva. Il turbiloquio è entrato nella sua fase banale e anche il signor Grillo con le mille ragioni del caso, V day incluso. Che non sia solo un polverone, signori!
Niente mi stupisce e mi diletta più degli esseri umani. Ogni giorno cerco di assaporare la loro vita e i loro miracoli perchè immagino, ascoltandoli, di poter cogliere uno o l'altro dei loro desideri e dei loro conflitti. So che immagino male: la grazia degli altri sta proprio nel fatto che sappiamo di loro tanto poco quanto riusciremo a sapere di noi stessi. Io vorrei essere coraggiosa, ma credo di scrivere per paura. Temo il giorno in cui non vedrò più come scende la notte, come si alza la marea, come la pioggia lieve riempie i ruscelli delle montagne. E temo, tutti i giorni, temo più della morte, la possibilità che non mi amino colore per i quali io provo riverenza.
La fortuna, come la vita stessa, è un regalo imprevedibile. Sorridere, sorridere di più. Di più, capisci?
Torno sempre dalle vacanze carica di una lista di progetti. Fare progetti dà energia ai passi e aiuta molto in salita. Se poi ci cade la brocca del latte, non ci sarà di che piangere, perchè staremo sulla vetta di qualche sogno e da lì sarà meno arduo tornare al lavoro. Forse vale la pena o lo svago, di farsi una lista di progetti per leggerla quando l'ansia ci fa domandare a chi giova la tua presenza o cosa hai fatto di concreto e buono. E' per questo tipo di domande che la lista può essere di un'utilità inalterabile nel tempo. E quando anche non lo fosse andrebbe fatta comunque, per il puro e semplice piacere di farla. A chi mi domanda che gran piacere sarà mai, io rispondo: grande quanto si vuole. La misura dell'ambizione non è mai la stessa.
Riporto qui gli ultimi due punti della mia lista:
...13) Non dire a nessuno che la disciplina è dispensabile.
...14) Avere questa certezza: ogni sogno entra in una lista di progetti, compreso quello che ci predispone a sognare, scrivere, tornare dalle vacanze, continuare a cercare modi di vivere, o meglio ancora, fare in modo che la vita, con quel che abbiamo scelto di fare quando non siamo in vacanza, sia ancora più piacevole della vacanza stessa.
A volte bisogna prendere in prestito il calore dagli altri, per non sentire freddo pensando ai nostri desideri, alla nostra voglia di passioni intense, la nostra urgenza di vivere sulla cresta dell'onda. Il calore di un amore felice passa anche attraverso le piogge e l'inverno, ma io credo che aprile, maggio, giugno, luglio, e soprattutto lo spavaldo agosto di questa mia Sicilia, scaldino eccome, con efficacia e cordialità. Buon rientro gente.
Il bagno è di destra, la doccia è di sinistra” cantava Giorgio Gaber. Diglielo ai francesi snob che hanno fatto una pagina per chiedersi se fare jogging sia di destra o meno. Se la partenza era comica, l'arrivo è esilarante: la corsa è di destra, la camminata è di sinistra. Sul serio! Hanno persino scomodato l'intellettuale di turno. Inutile dire che la stampa seria, inglese e americana, ha sghignazzato dei colleghi francesi. E i nostri? A parte il Cavaliere che corre con mezzo Consiglio dei ministri al seguito, mai visto Piero Fassino correre, avrebbe il fiatone dopo 100 metri. Mai visto Massimo D'Alema, lui sta al timone e dà ordini, mai visto Walter Veltroni, lui corre solo alla testa del Partito democratico. Solo Romano Prodi si fa vedere in tuta, alternando la corsa alla bici. Ma allora Prodi è di destra? Forse per essere di destra dovrebbe essere più snello, avere una felpa più cult anziché la tuta anni '70, magari l'iPod e il contapassi. Per ora, dicono i maligni, ha solo il contagiorni.